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Capoeira

 

 

 

orari ragazzi  lunedì e mercoledì 17.15/18.30

con Paolo Velardi

   

                    

  Cenni storici: A Recife, in Brasile, si ribellò un primo gruppo di schiavi delle piantagioni portoghesi e fuggi verso le montagne. Con l’aiuto degli Indios, la salvezza fu trovata in una zona ricca di palme, Palmares, nello stato di Alagoas. Qui si sviluppò la Capoeira, forma di lotta afro-brasiliana che univa tecniche di combattimento degli Indios a ritmi musicali africani. Gli abitanti di Palmares non si chiusero nella libertà conquistata, ma scesero spesso nella città, sia per commerciare i loro prodotti coltivati, che per fare incursioni nelle piantagioni allo scopo di liberare altri schiavi.

    I Portoghesi compirono numerose spedizioni contro Palmares. Nonostante l’esercito portoghese fosse ben armato e ricco di esperienza, poche volte riuscì a riportare i fuggitivi nelle piantagioni, e anzi questi, imprigionati di nuovo, insegnavano e diffondevano la Capoeira agli altri schiavi ma di nascosto e come forma di danza, poiché nessun tipo di lotta poteva essere praticata.

    La Capoeira diventò lo strumento e il simbolo della libertà in Brasile.

    Il ritmo, composto dal suono degli strumenti e dai canti, scandisce i tempi dei movimenti ed influisce sul tipo di gioco. Molti Mestre pensano che questi suoni producano un’energia che, positiva o negativa, influenzerà il combattimento. La Roda è il cerchio formato dai capoeiristi, alcuni dei quali suonano il ritmo e, cantando dirigono i cori, mentre due capoeristi si affrontano all’interno del cerchio: E’ questo il momento supremo dove finalmente, dopo duri allenamenti, si può creare, farsi prendere dal ritmo e lasciare che il corpo parli. E’ un susseguirsi di emozioni che inizialmente spaventa, ma che poi diviene insostituibile. La Roda è formata da persone diverse tra loro, che si uniscono in un unico coro, esprimendo valori comuni. E’ un modo per non sentirsi soli nella giungla che ci circonda. E’ giocare, ridere, scherzare, ritrovare sé stessi e mostrare cosa c’è dentro di noi. E’ svuotare tutti i pensieri, avere fiducia in sé, nel proprio Mestre, nel divino.