Cenni storici:
A Recife, in Brasile, si ribellò un primo gruppo di schiavi delle piantagioni
portoghesi e fuggi verso le montagne. Con l’aiuto degli Indios, la salvezza fu
trovata in una zona ricca di palme, Palmares, nello stato di Alagoas. Qui si
sviluppò la Capoeira, forma di lotta afro-brasiliana che univa tecniche di
combattimento degli Indios a ritmi musicali africani. Gli abitanti di Palmares
non si chiusero nella libertà conquistata, ma scesero spesso nella città, sia
per commerciare i loro prodotti coltivati, che per fare incursioni nelle
piantagioni allo scopo di liberare altri schiavi.
I
Portoghesi compirono numerose spedizioni contro Palmares. Nonostante
l’esercito portoghese fosse ben armato e ricco di esperienza, poche volte
riuscì a riportare i fuggitivi nelle piantagioni, e anzi questi, imprigionati
di nuovo, insegnavano e diffondevano la Capoeira agli altri schiavi ma di
nascosto e come forma di danza, poiché nessun tipo di lotta poteva essere
praticata.
La
Capoeira diventò lo strumento e il simbolo della libertà in Brasile.
Il
ritmo, composto dal suono degli strumenti e dai canti, scandisce i tempi dei
movimenti ed influisce sul tipo di gioco. Molti Mestre pensano che questi suoni
producano un’energia che, positiva o negativa, influenzerà il combattimento.
La Roda è il cerchio formato dai capoeiristi, alcuni dei quali suonano il ritmo
e, cantando dirigono i cori, mentre due capoeristi si affrontano all’interno
del cerchio: E’ questo il momento supremo dove finalmente, dopo duri
allenamenti, si può creare, farsi prendere dal ritmo e lasciare che il corpo
parli. E’ un susseguirsi di emozioni che inizialmente spaventa, ma che poi
diviene insostituibile. La Roda è formata da persone diverse tra loro, che si
uniscono in un unico coro, esprimendo valori comuni. E’ un modo per non
sentirsi soli nella giungla che ci circonda. E’ giocare, ridere, scherzare,
ritrovare sé stessi e mostrare cosa c’è dentro di noi. E’ svuotare tutti i
pensieri, avere fiducia in sé, nel proprio Mestre, nel divino.