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Anna Redi |
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nell'ambito di Costellazioni rassegna di danza contemporanea
Le
performance cominciano tutte con una verità, un impulso interiore che muove i
performer all'azione attraverso l'uso del corpo e della voce. Quando sono in
buona connessione, parola e movimento rivelano attimi di realtà interiore. Ma
quando non sono in connessione, le parole sembrano imposte dall'impulso e le azioni sono come bloccate. "La mia attività è iniziata come danzatrice e, dopo il lavoro con Pippo Delbono e con alcuni danzatori di Pina Baush, si è rivolta appunto al teatro - danza come teatro di poesia. La tensione della mia ricerca è stata quella di acquisire dei mezzi che potessero esprimere la densità dell’esperienza umana. Da diversi anni poi, porto avanti un percorso pedagogico in ambito sociale che cresce con il mio lavoro di scena, e lo vivifica: con bambini e adolescenti a rischio, con tossicodipendenti, nelle carceri e in comunità di malati psichici. Dentro un percorso di questo tipo, per un teatro che fosse in rapporto con luoghi anche extrateatrali e del loro apporto si nutrisse, nel 2001 nasceva Alzati, uno spettacolo dove si ritrovavano insieme attori e danzatori “sani” e malati ed ex malati psichici della cooperativa sociale “La Polena” di Savona e che, rappresentato soprattutto nel nord Italia, è arrivato a Santa Maria Capua Vetere nel settembre 2001. Alzati nasceva da un modo tipico del mio lavoro: durante la preparazione, mentre si delineava il contesto drammaturgico dello spettacolo, usavo la danza, il canto e le improvvisazioni, privilegiando l’aspetto ludico del lavoro di gruppo. Lavoro di gruppo con giovani, e lavoro sul mito con particolare attenzione allo sviluppo narrativo e “sentimentale” del canto ventitreesimo dell’Odissea, era stato invece Le stanze di Penelope, finanziato da Bologna 2000, che aveva debuttato nel maggio 2000 al Teatro San Leonardo di Bologna ed era arrivato anche in Campania, ad Aversa con Teatri Invisibili nel giugno 2000. Anna Redi
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